martedì, aprile 29, 2008

DANIELE MARTINELLI : LA VERA INFORMAZIONE

38 commenti banali:

AlexilGrande ha detto...

A me piace moltissimo Daniele Martinelli!


ps: Ti và di scambiarci il link dei nostri blog?

BaroneB. ha detto...

..TI RINGRAZIO PER AVER PRELEVATO UNO DEI MIEI BANNER..ED ANCHE PER LA FIDUCIA CHE DAI AL LAVORO DEL BARONE..T'AUGURO UNA BUONA VITA..!

SALUTI E IN BOCCA AL LUPPOLO
BaroneB.

Anonimo ha detto...

Preleva il banner de "La mano Sinistra"




GIOVEDÌ 31 GENNAIO 2008
Il coraggio delle parole

Una fedele lettrice di Riciard's, che aveva già in passato lasciato commenti importanti, ha lasciato oggi una traccia che mi ha lasciato a bocca aperta. La cito testualmente, perchè merita divulgazione, del più ampio raggio possibile.

" HO SCRITTO A CUFFARO TEMPO FA, IN QUALITA' DI GOVERNATORE DELLA SICILIA E VICE SEGRETARIO DELL'UDC, L'HO MESSO AL CORRENTE DI AMBIGUI COMPORTAMENTI E ATTEGGIAMENTI DI UN SUO ADEPTO , L'ONOREVOLE PIPPO GIANNI , INDISCUSSO DOMINATORE DELLA PROVINCIA DI SIRACUSA, NONCHE' PRINCIPALE RAPPRESENTANTE NELLA PROVINCIA DELL'UDC SICILIANO. EBBENE AVENDO POSTO DEI QUESITI, CHE RITENGO, SENZA PECCARE DI PRESUNZIONE, MERITEVOLI DI RISPOSTA, MI ASPETTAVO QUANTO MENO UNA RISPOSTA DA CUFFARO.
INVECE MI SONO BECCATA UNA TELEFONATA IN MODALITA' ANONIMA DAL DEPUTATO SOPRA CITATO, NONCHE' PRESIDENTE DELLA QUINTA COMMISSIONE: LO STESSO MI INSULTAVA, INGIURIAVA E MINACCIAVA TELEFONICAMENTE.
APPARE EVIDENTE CHE CUFFARO HA RITENUTO OPPORTUNO PIUTTOSTO CHE RISPONDERMI, FARMI RISPONDERE, SONO STATA AGGREDITA TELEFONICAMENTE IN MANIERA "BRUSCA" E IRRUENTE , NATURALMENTE DI CUFFARO NESSUNA TRACCIA, AVEVA ALTRO DA FARE ED HA PENSATO BENE DI RISOLVERE IL TUTTO AVVERTENDO TEMPESTIVAMENTE IL SUO ADEPTO CHE HA PROVVEDUTO ALTRETTANTO TEMPESTIVAMENTE A LANCIARE UN MESSAGGIO CHIARO E FORTE. SONO STATA MALE, 3 GIORNI DI INCUBO, NATURALMENTE NON NASCONDO LA MIA PEPLESSITA', SCONFORTO E ANCHE PAURA, MA POI MI SONO DETTA NON SI PUO' ANDARE AVANTI COSI', CON L'OMERTA' E LA PAURA, L'HO DENUNCIATO ALLA POLIZIA DI STATO COMPETENTE, SO BENE CHE NON GLI FARANNO UN BEL NIENTE, PER COSI' POCO, MA ALMENO MI SONO TOLTA UNA SODDISFAZIONE"

Un nobilissimo gesto di coraggio, e di coscienza civile, direi. Difendere se stessi e gli altri da uomini dalle belle cravatte e parole insensate, è la cosa più giusta che si possa fare. Nella Sicilia di Cuffaro & C. S.p.a. questo gesto assume connotati ancora più forti, e per questo, dico semplicemente:
Grazie, e di cuore.

Per chi si chiedesse chi sia mai Pippo Gianni, ecco alcuni links e informazioni:
il sito ufficiale di Pippo Gianni
L'isola dei cani, articolo su Pippo Gianni (molto interessante)
Pippo Gianni, dal 26-07-2006 Presidente Commissione V - Cultura, Formazione e Lavoro. Il Tribunale di Siracusa lo ha indagato per voto di scambio in Sicilia e intercettato quando non era ancora parlamentare. Nel 1999, il pentito Francesco Marino Mannoia aveva dichiarato che Pippo Gianni era uno dei medici amici di Cosa nostra e aiutava i picciotti in carcere a simulare false malattie. Gianni è stato arrestato per droga all’inizio degli anni Ottanta insieme a uomini della cosca di Raffadali e poi prosciolto. Dopo una condanna a tre anni per concussione ( una mazzetta di 25 milioni per l'appalto di lavori nella pineta cittadina) è stato assolto dalla Cassazione.
Non basta. E' un uomo di citazioni colte e pertinenti. Quando in parlamento si parlò di quote rosa, l'onorevolissimo deputato commentò così:
"le donne non ci devono scassare la minchia"
e per fortuna Daria Bignardi, in una delle sue puntate de "Le invasioni barbariche" riuscì, costringendolo davanti ad alcune storie di vita vissuta e difficile, a fargli dire: "Sono gli uomini che scassano la minchia alle donne" (comunque l'eleganza c'è sempre, non c'è che dire)
e come dimenticare l'intervento riguardo alle critiche ricevute da Cuffaro:
"Ci hanno scassato la minchia"

inoltre, come se fosse poco, il sig. Pippo ha richiesto la pensione in quanto non abilitato a lavorare, e, colmo dei colmi, lo ha fatto non a carriera politica conclusa, ma a "lavori in corso". Gli spetterebbero arretrati per settantamila euro e una pensione vitalizia di almeno milletrecento euro al mese.

spazio agli intellettuali di tal rango... ah... mi aspetto una sua telefonata, sig. Gianni, ore pasti, mi raccomando!

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Pubblicato da Riccardo a 18.49
Etichette: Pippo Gianni, Udc


Naturalmente la domanda che io mi pongo, e non solo io è SECONDO QUALE CRITERIO RAFFAELE LOMBARDO HA SCELTO I NOMINATIVI DEGLI ASSESSORI REGIONALI????????
IN ATTESA DI RISCONTRO , ANCHE SE HO QUALCHE DUBBIO IN MERITO, NON CI RESTA CHE FARGLI UN GRANDE IN BOCCA AL LUPO ……. PRESIDENTE!!!!!
lombardo soddisfatto della sua squadra di lavoro!!!!

Anonimo ha detto...

Distribuzione, depuratori e rete fognaria: così Cosa Nostra riorganizza un business ad alta redditività - AFFARI DI FAMIGLIA Il pentito Francesco Campanella racconta il sistema di spartizione politico-mafiosa della gestione idrica che aveva ottenuto l’avallo del boss Bernardo Provenzano.
ACQUEDOTTI CON INFILTRAZIONI, MAFIOSE“, pubblicato su IL SOLE 24 ORE del 30 Luglio 2008. Tutte le immagini sono tratte dalla stessa pagina del quotidiano.
ACQUA E CRIMINALITÀ IL CASO SICILIA
L’opposizione politica alla privatizzazione è trasversale. Fabrizio Ardita, consigliere indipendente della Provincia di Siracusa, s’è schierato contro il suo ex partito, l’Udc. «L’affidamento - afferma - è stata una burla. Ha vinto l’unico soggetto che ha partecipato. Questo ambito è sempre stato gestito in modo anomalo. Sogeas, che già gestiva il servizio idrico, era presieduta fino a poco tempo fa da Franca Gianni, sorella di Pippo Gianni, ex deputato nazionale e regionale, attuale assessore regionale all’Industria. Oggi alla presidenza di Sogeas c’è Franco Risicato, ex segretario cittadino dell’Udc. Le anomalie nell’affidamento e altre stranezze amministrative, nonché il tentativo di costituire una società ad hoc per lucrare sulla privatizzazione, sono state denunciate all’autorità giudiziaria».
Pentito Francesco Campanella, 36 anni, ex cassiere della cosca di Villabate, nell’unica foto disponibile. Ha rivelato gli interessi mafiosi per la distribuzione dell’acqua, individuata come area di nuovo business
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Anonimo ha detto...

ELEZIONI REGIONALI VINCIULLO CONTRO MARZIANO.VINCE MARZIANO.VI RICORDATE PER CASO DI QUEL FINANZIERE CANDIDATO NELL’UDC, RIPETO "FINANZIERE".... FORSE SI CHIAMAVA NUNZIO DOLCE... SI,SI CHIAMA PROPRIO COSI’.... VI RICORDATE COS’E’ IL VOTO DI SCAMBIO, VE LO DICO IO E’ UN REATO PENALE, EBBENE LOR SIGNORI DELL’UDC (LOCALE) NE HANNO FATTO UN SIMBOLO, IL SIMBOLO DELLA LORO BANDIERA E’" IL VOTO DI SCAMBIO".UNA BELLA LISTA DI RACCOMANDATI DA RACCOMANDARE ALL’ONOREVOLE PIPPO GIANNI AFFINCHE’ PROVVEDESSE ALLE DOVUTE ASSUNZIONI ALLìAUCHAN DI MELILLI IN CAMBIO DI VOTI PER GLI UOMINI GIUSTI DA METTERE AL POSTO GIUSTO.E’ UNA CATENA DI S. ANTONIO, NE PIU’ E NE MENO, L’ONOREVOLE RAFFORZA IL SUO POTERE-DOMINIO SUL TERRITORIO PROMUOVENDO E SOSTENDO CON MEZZI NON PROPRIO LECITI COME QUELLO DEL VOTO DI SCAMBIO I SUOI UOMINI MIGLIORI, MA CERTO CHE PERO’ DA UN FINANZIERE NON CI POTEVAMO PROPRIO ASPETTARE UNA COSA DEL GENERE--- NUNZIO O NUNZIO....FIDATEVI HO LE PROVE E NON SOLO IO ANCHE LA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI SIRACUSA, HO PROVVEDUTO A DEPOSITARNE COPIA VEN CHIARA E LEGGIBILE... SCOOP? QUESTO VI SEMBRA UNO SCOOP? NO , LO SANNO TUTTI!
Rispondere al messaggio

Anonimo ha detto...

Gianni Giuseppe (Pippo) UDC
Deputato ed ex segretario della commissione di vigilanza Rai. Ritenuto negli anni Ottanta uno di quei medici a “disposizione” dei detenuti mafiosi, Pippo Gianni era stato rinviato a giudizio nel ’95 dalla Procura di Siracusa per associazione a delinquere per finalizzata alla commissione di turbativa d’asta, concussione, abuso d’ufficio e voto di scambio. Nel ’98 anche la Procura di Catania lo rinviava per voto di scambio con l’aggravante di aver favorito Cosa Nostra. In entrambi i procedimenti Pippo Gianni è stato definitivamente assolto.

Anonimo ha detto...

Tutto quello che avete letto sul conto dell'ex sindaco di Priolo ed attuale presidente della commissione Formazione e Lavoro dell'Ars, è tuttora facile da reperire sul web. Ma non ha prodotto nessuna conseguenza al più votato parlamentare siracusano per un seggio a Sala d'Ercole. Anzi, forse ha ragione lui. Tutto il resto sono solo chiacchiere, invidia e maldicenze...

Anonimo ha detto...

CASO PIPPO GIANNI: INTERVIENE LA CAMERA
5 dicembre 2003

Siracusa. Altra inchiesta per il deputato dell’Udc Pippo Gianni.
L’indagine era stata avviata dal sostituto procuratore Francesco Aliffi per corruzione e per presunte illegalità legate alla campagna elettorale per le elezioni del 2001. La Procura della Repubblica di Siracusa aveva chiesto in merito di poter utilizzare alcune intercettazioni che riguardavano il deputato.
Per i parlamentari della maggioranza e dell’opposizione, che hanno votato all’unanimità, la richiesta della Procura era illegittima in quanto in contrasto con la nuova legge emanata la scorsa primavera dal Parlamento. La normativa stabilisce che ad avanzare la richiesta dell’uso delle intercettazioni telefoniche nei confronti di parlamentari non spetta al Procuratore della repubblica, ma al Gip.
La Camera dei Deputati ha votato all’unanimità per la restituzione al pm Francesco Aliffi degli atti del procedimento.
Mara Testasecca

Anonimo ha detto...
Questo post è stato eliminato da un amministratore del blog.
Anonimo ha detto...

Depositate agli atti del processo per la strage di Capaci le dichiarazioni di Francesco Marino Mannoia, rese nel 1994. Mannoia parla di un incontro con Giovanni Falcone, nel corso del quale il giudice avrebbe detto che molti suoi amici lo volevano morto perché era depositario di segreti riguardanti episodi di collusione con Cosa Nostra. Il pentito parla anche di professionisti legati alla mafia, in particolare di alcuni medici, tra cui l'ex deputato regionale dc Pippo Gianni, che smentisce.

Anonimo ha detto...

ILl rigassificatore voluto da Erg e Shell…….. , si tratta di un impianto che porterà il gas dallo stato liquido a quello gassoso permettendo di immetterlo in rete attraverso grosse navi cisterna (le gasiere), evitando così di dover ricorrere ai gasdotti (tubazioni che dai posti di origine come la Russia, conducono il metano fino alle nostre caldaie). La questione potrebbe sembrare di scarsa importanza ma ci sono almeno tre fattori che ne fanno un problema nazionale:
1 Sono in gioco interessi miliardari (sì, si parla di miliardi di euro) legati alle grosse aziende decise ad investire, e a guadagnare...
2 Il rischio di corruzione e concussione per ottenere il via libera, in una fase come questa, è altissimo
3 C'è un accordo trasversale fra tutti i partiti a livello nazionale dai Ds all'Udc, per fare l'impianto. Nonostante il parere negativo, almeno a parole, dei politici locali. Per intenderci: Pippo Gianni e Antonio Rotondo sono d'accordo, Angelo Musumeci, Enzo Radino e qualche altro no. Tutti stanno nelle retroguardie aspettando l'offerta giusta.
Adesso basta: venite allo scoperto

Anonimo ha detto...

Onorevole medico o medico d'onore?
Fa il dottore. Il vicesegretario del Cdu. E il segretario della Commissione vigilanza Rai. Ma adesso un pentito lo accusa di aver ordinato un omicidio
di Marco Damilano Chi è Pippo Gianni? Il medico cattolico praticante che nelle lettere agli elettori si presenta come «uno di quelli vecchia maniera che crede ancora che essere medico implica prima di ogni altra cosa amore verso il prossimo»? Oppure il mandante di un omicidio, come denuncia un pentito nel processo Santa Panagia contro le cosche siracusane?

In attesa di scoprirlo, diciamo che l'onorevole Giuseppe Gianni detto Pippo, siracusano, 54 anni, è un potente senza volto. Uno dei 61-eletti-su-61 del 13 maggio in Sicilia, che ha permesso al Polo di conquistare il resto d'Italia. Un caterpillar capace di raccogliere preferenze a valanga. Aggiungiamo che è il vicesegretario del Cdu di Rocco Buttiglione e segretario della Commissione vigilanza Rai. E che ha alle spalle una carriera a dir poco travagliata.

Il primo arresto risale al 1980, per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Assolto per insufficienza di prove. Le seconde manette arrivano nel marzo 1994, con l'accusa di concussione. Gianni è deputato regionale Ppi e presidente della commissione Sanità. In primo grado gli danno tre anni di reclusione e l'interdizione dai pubblici uffici, poi lo assolvono. Grazie anche al buon operato del suo difensore, l'avvocato Carlo Taormina. Nel '94 il pentito Francesco Marino Mannoia lo inserisce tra i medici amici dei mafiosi: «Ci insegnava a simulare false malattie per ottenere ricoveri d'urgenza. Per esempio mangiando banane e pillole di ferro effetti simili all'ulcera perforata. Un'iniezione di camomilla provoca febbre e convulsioni». In mezzo ci sono impiccetti, per così dire, minori: indagini per voto di scambio o sul polo petrolchimico siracusano. E amicizie pericolose: nel '90 è testimone di nozze della figlia di un pregiudicato insieme al boss Nello Nardo.

Ora arriva l'accusa più pesante. Il pentito Francesco Pattarino lo indica come il mandante dell'omicidio di Mimmo Gala, imprenditore di Priolo, il paese dove Gianni è stato sindaco per anni. Un regolamento di conti: Gala, dichiara il pentito, voleva far uccidere Gianni per una questione di appalti. Ma uno dei killer avvertì Nello Nardo e lo stesso Pattarino che ne parlò con il deputato: «Lui non si è assolutamente scomposto in faccia, ma mi ha chiesto di prendere drastiche decisioni».

«Pretestuose difficoltà createmi ad hoc», replica il deputato. È sempre stato assolto, in fondo, ed è pure fortunato: ha giocato al lotto i numeri dei suoi guai giudiziari e ha vinto 23 milioni con un terno. «Aiuto chi soffre. Sono come madre Teresa di Calcutta», dice. Un motivo di commozione per Buttiglione che lo vuole al suo fianco. Pessimi, invece, sono i rapporti con Calogero Mannino, di nuovo uomo forte dello scudocrociato sull'isola. E anche per questo, ora, Pippuzzu vorrebbe cambiare aria.
L'Espresso
3 gennaio 2002
Postato da Trogylos - Permalink - commenti - commenti (popup)

In ---> politica, mafia, priolo, pippo gianni
Pippo Gianni, capitolo 1
venerdì, 17 novembre 2006 - 23:05

Anonimo ha detto...

PROIETTILI PER GIANNI
martedi', 07-01-2003; h: 16.05
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PRIOLO - Intimidazione ai danni del deputato nazionale dell'Udc, Pippo Gianni. Ignoti hanno lasciato un sacchetto di rifiuti davanti allo studio del parlamentare, a Priolo, all'interno del quale e' stata ritrovata una busta contenente tre proiettili e, pare, anche un foglietto con frasi minacciose. Sull'episodio indagano i carabinieri.

Anonimo ha detto...

Una “nuova filosofia oligarchica” sembra emergere dai primi atti del governo regionale Lombardo. A dare il via a questo nuovo corso sembra concorrere l’esternazione del neo assessore all’Industria, on. Pippo Gianni, sulle linee programmatiche del proprio assessorato. In un comunicato stampa, diffuso poco dopo il suo insediamento, l’assessore all’Industria ha indicato tra le scelte prioritarie, necessarie a far decollare l’economia isolana, il rilancio del settore estrattivo oltre che di quello manifatturiero, con la previsione di incentivi, anche fiscali, alle imprese. Il potenziamento delle attività nel settore estrattivo, insieme alle energie rinnovabili e ai rigassificatori, costituirebbe l’ossatura strategica del settore energetico. Ciò che sorprende è la reiterazione di un modello di sviluppo energetico, ancorato alle fonti fossili (petrolio e metano). Ci saremmo aspettati dal neo assessore l’avvio di una riflessione e di un impegno per la definizione ed il varo del Piano energetico regionale (che non riesce a venire alla luce da oltre 16 anni), in grado di fornire ai cittadini siciliani un quadro esatto delle risorse energetiche esistenti nella regione, delle materie prime disponibili e parzialmente utilizzate (gas algerino), dei programmi per un pieno sviluppo delle fonti di energia rinnovabile (fotovoltaico, solare termodinamico, biomasse, eolico ed altro). Invece l’on. Gianni, sceglie di incentivare le ricerche di idrocarburi, anche se nel pieno rispetto (non si capisce come) dell’ambiente e dei beni culturali.
Con un’inversione repentina, lo stesso esponente politico che aveva duramente condannato la decisione, assunta dall’assessore all’industria Marina Noè il 22 marzo 2004, del rilascio alla Panther Eureka dei permessi per la ricerca di idrocarburi nel bacino del Tellaro e nell’area degli iblei, diventa il fautore di una proliferazione delle trivellazioni nel territorio siciliano. Una scelta che smentisce clamorosamente le sue nette dichiarazioni del 2 aprile del 2005, quando definì la decisione del governo Cuffaro “un disegno irresponsabile che va bloccato per i danni irreversibili che recherebbe ad un territorio di incomparabile bellezza e per lo snaturamento della sua vocazione, incardinata su uno sviluppo agricolo di qualità, turistico e culturale. La concessione deve essere revocata”. Una posizione inequivocabile che riconosceva il diritto dei cittadini e delle istituzioni locali di essere artefici del loro destino, senza soccombere agli interessi delle società petrolifere; un orientamento che mirava alla salvaguardia dello straordinario territorio del Val di Noto e alla tutela di una realtà geografica ed economica come quella siciliana - ricca di intarsi paesaggistici, culturali e artistici unici, di processi si sviluppo innovativi e di qualità -incompatibile con le logiche predatorie dei cercatori di idrocarburi.
Una consapevolezza ribadita senza ambiguità al Forum contro le trivellazioni e per uno sviluppo compatibile, svoltosi a Noto il 9 aprile 2005, di fronte a decine di amministratori locali dei comuni dell’area di sud est, di esponenti di associazioni e di numerosi cittadini; una critica generale alle scelte del governo di centrodestra, ma anche del precedente governo di centrosinistra, che con la legge regionale 14/2000 aveva dato “libertà d’azione per le ricerche di idrocarburi” consentendo i successivi accordi con le società petrolifere e le autorizzazioni. Oggi l’on Gianni, ripudia queste posizioni e non tiene in alcun conto la tenace battaglia delle comunità locali, alimentando nuove fibrillazioni tra le lobbies del petrolio (quelle imprenditoriali e quelle trasversali della politica, del mondo sindacale, di alcuni organi di informazione). Rilancia le quotazioni di quella parte dell’apparato dell’assessorato all’industria (che ha dovuto mordere il freno per l’imposizione delle procedure VIA e VAS nelle aree delle concessioni), che nel corso di questa lunga e tormentata vicenda, è stato sordo ad ogni richiesta, sollevata dalla comunità locali, di verifica della liceità delle procedure utilizzate per l’avvio delle concessioni. Con disgustoso cinismo, da queste componenti dell’assessorato, sono subito giunte dichiarazioni, figlie di una cultura del territorio e della realtà dei processi produttivi approssimativa e utilitaristica.
Così, sfiorando delirio e malafede, l’inquinamento sarebbe solo il prodotto delle emissioni delle raffinerie e le estrazioni di greggio e il gas sarebbero innocue e forse farebbero bene all’ambiente. Secondo questi dissennati “soloni” dell’assessorato si tratterebbe solo di trovare un giusto equilibrio tra sviluppo industriale e l’immenso patrimonio artistico siciliano (dimenticando che quest’ultimo non è avulso dall’ambiente in cui è collocato e che nel territorio esistono altre realtà economiche, produttive e sociali) e si considera una pretesa il richiamo dell’Unesco a non deturpare (con la scelta devastante delle trivellazioni) l’ambiente. Una chiara manifestazione, dunque, di un profondo disprezzo verso le comunità che non vogliono subire il saccheggio dei loro territori, sacrificando la loro storia, i sacrifici, il lavoro di tante categorie produttive, all’altare di un business che non serve alla Sicilia e ai siciliani. Sono le stesse logiche che hanno ispirato l’on. Pagano, deputato nazionale del Pdl ed ex assessore ai Beni culturali del defunto governo Cuffaro, che, nel 2006, mentre si discuteva all’Ars della revoca delle concessioni gas-petrolifere in Val di Noto, affermò che beni culturali, oasi naturalistiche e beni ambientali potevano tranquillamente convivere con impianti di estrazioni di idrocarburi.

Anonimo ha detto...

Sonia Alfano: Trovati riscontri archivio Lombardo

Sonia Alfano, leader del movimento politico Amici di Beppe Grillo, che nei giorni scorsi ha indetto una conferenza per informare stampa e cittadini su un file trovato in rete contenente centinaia di raccomandazioni e segnalazioni, ha affermato: "Domattina presenterò un esposto alla Procura della Repubblica di Palermo con il quale chiederò formalmente che si indaghi e si cerchino riscontri sui nomi, le segnalazioni ed i concorsi ai quali si fa riferimento nel file trovato in rete che organi di stampa hanno ricondotto alla segreteria politica di Raffaele Lombardo. Ho infatti personalmente riscontrato che una delle persone segnalate nel file per un concorso ospedaliero si è poi di fatto aggiudicata la vittoria del concorso. Chiederò dunque agli organi competenti di far luce su questo episodio e sulle altre centinaia di segnalazioni, nomi, riferimenti, concorsi e appalti contenuti nel file".

Inserita il 13/05/2008 alle 15:27:32
Commento inserito da: vivienna.it, 14 Mag 2008, 22:45

Anonimo ha detto...

sono stati cancellati i miei ultimi commenti, mi è dispiaciuto molto ma a certe cose ormai mi sono quasi abituata, non tutti hanno il coraggio di esporsi, di essere schietti e diretti-ho denunciato un povero parlamentare, ho presentato le mie denunce presso la PROCURA DELLA REPUBBLICA DI SIRACUSA, non ne faccio un mistero e non ne vedo i motivi per farne un mistero.il FANGO e la poltica vanno a braccietto lo sanno tutti, lo dicono tutti ma nessuno ha il coraggio di esporsi-L’ONOREVOLE PIPPO GIANNI AL QUALE HO RIVOLTO LE MIE DENUNCE PRIMA MI HA MINACCIATA E POI MI HA PROSPETTATO UNA TREGUA GIUDIZIARIA IN CAMBIO DI UN POSTO COME TUTOR IN UN CORSO DI FORMAZIONE REGIONALE, NATURALMENTE MI SONO PRESTATA E POI RACCOLTO MATERIALE A SUFFICIENZA PER POTER DIMOSTRARE " IL BARATTO" MI SONO NUOVAMENTE RECATA IN PROCURA-IL FANGO PAGA! MA IO NON CI STO! RITRATTARE IL CONTENUTO DELLE MIE DENUNCE SAREBBE STATA UN’UMILIAZIONE , PRETENDERE CHE IO DICHIRASSI IL FALSO E’ SCANDALOSO, MI ASSUMO PERSONALMENTE LA RESPONSABILITA’ DELLE MIE DICHIARAZIONI NEI CONFRONTI DI QUESTO "POVERO PARLAMENTARE"
Rispondere al messaggio

Anonimo ha detto...

TUTELA DEI DIRITTI SINDACALI DEL LAVORATORE IN AZIENDA

La fonte normativa più importante dopo la Costituzione (art. 39), in materia di libertà sindacale è la legge 20 maggio 1970 n. 300, (c.d. Statuto dei Lavoratori). Questa, recependo i principi fissati dalla Costituzione, non ha regolamentato la liberta' sindacale, bensi' l'ha garantita e resa piu' incisiva all'interno delle unità produttive.
Tutto il I Titolo dello Statuto (articoli da 1 a 13) detta diverse norme in tema di libertà e dignità del lavoratore. Si tratta di disposizioni che "scolpiscono", al massimo livello, la posizione garantita al lavoratore nello svolgimento del rapporto di lavoro.
In tale ambito, l'attività dell'ufficio si concretizza particolarmente: nell'attività di istruttoria dei ricorsi avverso i provvedimenti delle Direzioni Provinciali del Lavoro concernenti l'installazione – per le finalità consentite – di impianti automatici di controllo da cui derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori e nella predisposizione delle relative decisioni (art. 4); nell'attività di istruttoria dei ricorsi avverso i provvedimenti delle Direzioni Provinciali del Lavoro concernenti l'effettuazione – nei casi consentiti – delle visite personali di controllo sui lavoratori e nella predisposizione delle relative decisioni (art. 6).
Il II Titolo dello Statuto (articoli da 14 a 18) è dedicato più specificamente alla libertà sindacale a livello individuale.
In tale quadro si riconosce al singolo la piena possibilità di attivarsi sindacalmente, ferma l'obbligazione di lavoro (art. 14), mentre è fatto divieto ai datori di lavoro di intervenire nella vicenda sindacale dei lavoratori, creando dei "sindacati di comodo" (art. 17).
E' fatto, altresì, divieto di trattamenti economici collettivi discriminatori (art. 16) che, in buona sostanza, è un'applicazione del più ampio divieto previsto dall'art. 15.
Quest'ultimo pone il principio di non discriminazione per ragioni politiche, religiose, sindacali, di razza, di lingua e di sesso. In qualsiasi provvedimento aziendale, il lavoratore non deve subire pregiudizio in ragione delle situazioni indicate. In particolare, è vietato condizionare l'assunzione all'adesione o meno ad un'organizzazione sindacale.
L'attività amministrativa in tale settore si sostanzia essenzialmente in risposta a quesiti, formulazioni di pareri, risoluzioni di questioni interpretative. La tutela contro la violazione delle predette disposizioni è assicurata invece dall'autorità giudiziaria.
Al riguardo occorre ricordare che l'art. 28 dello Statuto dei Lavoratori prevede una particolare forma di tutela della libertà sindacale che va sotto il nome di "repressione della condotta antisindacale" e che è stata estesa anche nel settore del pubblico impiego.
L'art. 28 stabilisce che, su ricorso degli organismi locali delle associazioni sindacali nazionali che vi abbiano interesse, il giudice deve istruire e provvedere nel termine (ordinatorio) di due giorni, dopo aver sentito le parti ed assunto "sommarie informazioni". Il giudice, che abbia ritenuta l'antisindacabilità della condotta, deve - con decreto motivato ed immediatamente esecutivo - ordinarne la cessazione e disporre la rimozione degli effetti già verificatisi.
Avverso il decreto - la cui inosservanza comporta responsabilita' penale ex art. 650 e p. - è proponibile l'opposizione nel termine di 15 giorni.

Anonimo ha detto...

METTETEVI SEDUTI, VI PREGO DI NON VOMITARE , GRAZIE!!!

Decido di presentare regolare vertenza /ricorso nei confronti dell’Onorevole Pippo Gianni, dico non sasà certo un crimine o un peccato capitale, ritengo di essere nel giusto e mi reco su consiglio di un’amica nella “casa del lavoratore” , scherzo per sdrammatizzare, vado alla C.I.S.L. di Priolo.

Apro e chiudo subito una parentesi in questa missiva saranno citati solo i nomi veri dei buoni che hanno preso parte a questa vicenda, infatti i nomi dei cattivi non li faro’, li ho fatti a suo tempo alla Procura della Repubblica di Siracusa tramite ESPOSTO.

Mi reco alla C.I.S.L. e parlo con un signore perbene, molto distinto, gentile e ben educato, disponibile da subito ad ascoltarmi, gli accenno la situazione e mi risponde subito che lui da Priolo non puo’ gestire questa cosa, è solo una piccola sezione, pero’ mi dà un nominativo, un indirizzo e mi mette in contatto telefonico subito con una signora di Siracusa che lavora alla FISASCAT. (PER IL NOME RIVOLGERSI ALLA PROCURA”.

MI VIENE DATO UN APPUNTAMENTO , MI RECO SUL POSTO E VENGO ACCOLTA GENTILMENTE DA DUE “SIGNORE” UNABEN VESTITA, DAI MODI GARBATI, ED ERA LA RESPONSABILE, L’ALTRA UN PO’ MENO GARBATA E UN PO’ MENO BEN VESTITA, MI ASCOLTANO E MI INVITANO A PORTARE TUTTI I DOCUMENTI IN MIO POSSESSO IN MERITO ALLA VICENDA, BUSTE PAGHE E QUANT’ALTRO , SI DEVONO FARE I CALCOLI DICE LA SECONDA SIGNORA , QUELLA MENO GARBATA, MI DICE PURE CHE VUOLE SUBITO 300 EURO IN CONTANTI, RISPONDO CHE DIETRO NON LI HO, MI DICE LI PORTA LA PROSSIMA VOLTA.

A MEZZO FAX GLI INVIO IL CARTACEO CHE MI AVEVANO CHIESTO E ATTENDO CHE MI CHIAMINO PER COMUNICARMI COME STABILITO IL DA FARSI E L’IMPORTO DEI CALCOLI EFFETTUATI.

PASSANO I GIORNI E TUTTO TACE, CHIAMO IO, MI RISPONDE LA MENO GARBATA E MI DICE , INUTILE CHE PORTA I SOLDI , I CALCOLI NON LI HO FATTI, SI VENGA A PRENDERE I DOCUMENTI, L’AVVOCATO DELLA FISASCAT CONTRO GIANNNI NON SI CI METTE.

????????? MI VIENE UNA CRISI DI PIANTO , MI SENTO UMILIATA, MA REAGISCO E DICO BENE, OK, CHIUDO.

CHIAMO ROMA E PARLO CON LA DOTTORESSA RASO ROSETTA (FA’ PARTE DEI BUONI) SEGRETARIO NAZIONALE FISASCAT C.I.S.L., SALTA IN ARIA, NON E’ POSSIBILE DICE UN ATTEGGIAMENTO DEL GENERE………………..

Anonimo ha detto...

LA DOTTORESSA RASO ROSETTA (CHE PENSO NN SI DIMENTICHERà PRESTO DI MEVISTE LE MIE URLA E PIANTI AL TELEFONO) MI DICE ADESSO CHIAMOIO LA SIGNORA??????? , MASONO IMPAZZITI IN SICILIA, IO HO FATTO GUERRA A PERSONE E PERSONAGGI, AD AZIENDE E MULTINAZIONALI, MA CHI E’ QUESTO PIPPO GIANNI, E CHE MI FREGA CHIA MAI SIA, NOI SIAMO PER LA TUTELA DEL LAVORATORE, ECC…., ECC…., CI E’ RIMASTA PROPRIO MALE, FORSE PEGGIO DI ME,UNA DONNA CON LE P….E !!! DIREI.

Mi dice lei domani ci và , io li chiamo, ma quando arriva li’ dica che la mando io, e che pretendo chiarimenti, la pratica và avanti e dice di richiamarmi subito a questo numero appena e li’, mi detta il numero che ho dato alla Procura della Repubblica di Siracusa , naturalmente come tutto il resto.

Arrivo, saluto, una Signora c’era , l’altra no, per mia sfortuna c’era quella diciamo meno garbata, non alza neanche lo sguardo, mi butta la carpetta sul tavolo con sufficienza mi dice io non chiamo nessuno, chi è questa raso rosetta, ma chi è questa e cosa vuole da me,maleducata quanto mai,io dico mi ha detto di non prendermi i documenti, questa si alza comincia a gridare e mi sbatte fuori sgarbatamente, nel corridoio tutti guardano sconvolti , esco di corsa e piangendo chiamo Roma, la Dottoressa Raso mi dice vada da Enzo Scatà subito e riferisca subito , il portone dopo infatti era quello della C.I.S.L. e li’ giunta sono stata colta da un malore per l’agitazione, il ragazzo della portineria mi ha assistita gentilissimo e poi ha chiamato il DR. ENZO SCATA’ , appena ha sentito è rimasto sconvolto , ha chiamto subito la fisascat ma la signora in questione aveva chiuso la porta a chiave, aveva abbandonato l’ufficio e si rendeva irreperibile……….

Ma non finisce qua…

Anonimo ha detto...

E CERTO CARI AMICI E CARISSIMO BENNY CHE NON FINISCE QUA L’ORRORE….. Il Dr. Enzo Scatà mi dice io devo andare in pensione a testa alta e voglio vederci chiaro, telefona al segretario regionale FISASCAT, al segretario regionale C.I.S.L., mi invita a scrivere una lettera dettagliata ad entrambi intestata, telefona alla responsabile fisascat ( la signora di prima quella ben vestita e garbata) la quale mortificata per ‘laccaduto, essendo assente in quel momento , declina ogni responsabilità sull’accaduto, dice mi passi la signora Greco, io rifiuto di prendere il telefono, basta con le falsità, 1 il dr. Scatà dice non possono cercare soldi , no, e lei era presente quando la sua subalterna mi ha chiesto i trecento euro, 2 come è mai possibile che in qualità di responsabile non sappia cosa accade all’interno del suo ufficio, 3 chi ha autorizzato la signora ???? (meno garbata) a rigettare la mia pratica , 4al telefono la signora “garbata” dice a SCATA’ la butto fuori gli faccio finire il mese e la mando, e VOI , VOI che leggete ci credete??????

MA NON FINISCE QUA…….

Anonimo ha detto...

EH NO … CHE NON FINISCE QUA PERCHE’ IL DOTTORE SCATA’ MI INVITA PER AMORE DELLA PACE , ED ERA SINCERO A NON RENDERE DI DOMINIO PUBBLICO TUTTA QUESTA VICENDA, LUI E’ STATO MOLTO GARBATO, MI HAMESSA IN CONTATTO SUBITO CON UN AVVOCATO , IL QUALE MI HA SCRITTO E PRESENTATO IL RICORSO ALL’UFFICIO PROVINCIALE DEL LAVORO DI SIRACUSA, NON SI E’ PRESO UN CENTESIMO, E’ STATO UN SIGNORE, ANZI DUE SIGNORI , UNO IL DOTTORE SCATA’ VINCENZO, L’ALTRO L’AVVOCATO ITALO BASSO DI SIRACUSA…….

PERO’ IO MI ASPETTAVO DELLE SCUSE …. E DELLE RISPOSTE CHE NON SONO MAI ARRIVATE… EH SI! SONO STATA UMILIATA, AGGREDITA VERBALMENTE E MORTIFICATA DA CHI INNALZA LA BANDIERA A TUTELA DEI LAVORATORI, NO, NO, NON E’ POSSIBILE…. E POI PERCHE’ NON MI E’ STATO COMUNICATO IL NOMINATIVO DI QUESTO AVVOCATO SU CUI A SEGUITO DI REGOLARE MANDATO SI POGGIA LA FISASCAT, E POI … E’ VERO CHE QUESTO AVVOCATO HA RIGETTATO LA MIA PRATICA PER NON METTERSI CONTRO L’ONNIPOTENTE PIPPO GIANNI, QUALE E DOVE E’ LA VERITA’, IO LA PRETENDEVO E LA PRETENDO….. LA PROCURA NON PUO’ PERMETTERE UNA SITUAZIONE DEL GENERE, OGNUNO DOVRA’ ASSUMERSI LE PROPRIE RESPONSABILITA’ IN MERITO A QUESTA VICENDA.


IO HO LETTERE , TELEFONATE, TESTIMONI E NUERI DI TELEFONO DALLA MIA , NON SOLO CI SONO LE LETTERE DA INVIATE AI RESPONSABILI REGIONALI FISASCATE C.I.S.L., SU RICHIESTA DELLO STESSO SEGRETARIOGENERALE C.I.S.L. DI SIRACUSA DOTTOR VINCENZO SCATA’.

LA PROCURA CERTAMENTE SAPRA’ CHIARIRE E FAR LUCE A FRONTE DEGLI ESPOSTI DA ME IN MERITO PRESENTATI.

GRECO MARIA LUISA DI PRIOLO GARGALLO

Anonimo ha detto...

Con un ritardo di quasi 17 anni arriva il P.E.R. - Piano Energetico Regionale
18/07/2008
Lo scorso fine settimana, il presidente della Regione Raffaele Lombardo, insieme allo stesso assessore Gianni e all’assessore al Territorio Giuseppe Sorbello, si sono riuniti con vari esponenti della produzione industriale siciliana per mettere a punto la linea politica del governo regionale in materia di energia, tutela ambientale e sviluppo industriale. E da una parte hanno analizzato sia le informazioni raccolte durante gli incontri, sia i dati sulla produzione e l’esportazione di energia.

“La Sicilia produce un surplus di energia elettrica che viene messa a disposizione di altre regioni – ha affermato Pippo Gianni -. E nell’Isola viene raffinato oltre il 50 per cento degli idrocarburi destinati al consumo in tutto il Paese”.
In materia di rigassificatori, invece l’idea “è quella di concedere le autorizzazioni solo a chi sarà in grado di fornire le massime garanzie di sicurezza e convenienza economica, con precedenza ai progetti che prevedano realizzazioni offshore, a distanza di sicurezza cioè dalle coste e dai centri abitati”.

Anonimo ha detto...

EH SI !!!! DOMENICA SERA IL CENTRODESTRA E ALCUNI ESPONENTI DEL COMITATO CAPEGGIATI DA PIPPO GIANNI, HANNO BUTTATO GIU' LA MASCHERA. COME I SANFEDISTI HANNO PUBBLICAMENTE DICHIARATO LA LORO CROCIATA ELETTORALE STRUMENTALIZZANDO LA BATTAGLIA CONTRO IL RIGASSIFICATORE, USANDO LA BATTAGLIA CONDOTTA DA TUTTI SOLO PER IL LORO INTERESSE ELETTORALE E PERSONALE, PER LE PROSSIME CONSULTAZIONI ELETTORALI DEL 2008. CI VENGANO A SPIEGARE PIPPO GIANNI, MARGAGLIOTTI, MUSUMECI E COLORO CHE HANNO SPARLATO DAL PALCO IN PIAZZA QUALI RISULTATI HA PORTATO LA LORO "BATTAGLIA" FINO AD OGGI. E LASCIAMO STARE POI LE PAROLE DEL SINDACO DI MELILLI, CHE QUANDO I RAPPRESENTANTI DEL COMITATO SONO ANDATI A MELILLI, HA ACCUSATO I PRIOLESI DI VOLER CREARE SOLO ALLARMISMO NEL SUO COMUNE, ED ORA VIENE A FARCI LA PREDICA NELLA PIAZZA DI PRIOLO. LE BUGIE HANNO LE GAMBE CORTE EGREGI SIGNORI, E VEDREMO DA QUALE PARTE STARA' LA RAGIONE. CONTRO IL RIGASSIFICATORE SIAMO TUTTI A PRIOLO, MA CHI SPENDE SOLO PAROLE O PORTA AVANTI STRATEGIE PERSE DAL PRIMO MOMENTO O VOLTE A CREARE VANTAGGI PERSONALI E MIRE ELETTORALISTICHE INGANNANDO LA BUONA FEDE DEI CITTADINI, BENE LE VOTRE PAROLE IN PIAZZA LO DIMOSTRANO PIENAMENTE. IL TEMPO E' GALANTUOMO EGREGI SIGNORI, E VOI SPARGETE SOLO VENTO. IL TEMPO CI DIRA'...E SONO CONVINTO RACCOGLIERETE SOLO TEMPESTA, ED I CITTADINI STIAMO PERDENDO LA POSSIBILITA' DI FARE IL REFERENDUM GRAZIE ALLA VOSTRA "PRESCIA" COME SI DICE IN PAESE, ED ALLA ARROGANZA CHE VI CONTRADDISTINGUE. SPERIAMO NELLA RAGIONEVOLEZZA, PERCHE' SOLO QUELLA POTRA' FARCI FARE IL REFERENDUM E DI EVITARE LA COSTRUZIONE DEL RIGASSIFICATORE. SPERIAMO PROPRIO IN SCELTE E TEMPI MIGLIORI, CERTAMENTE NON GRAZIE A VOI!!!!
»

Anonimo ha detto...

Ciao Francesco!



Muore in un incidente stradale il collaboratore
di giustizia Francesco Pattarino
di GIorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo

Civitanova Marche (MC). Nella notte fra il 15 e il 16 maggio scorso, alle 3,30 circa, in un incidente stradale, è morto il collaboratore di giustizia Francesco Pattarino. La notizia rimbalza sui giornali locali meno di 48 ore dopo l’incidente anche per l’efferatezza della morte del collaboratore. Nell’impatto con un palo della luce a Pattarino viene recisa di netto la testa. In quel momento con lui ci sono il figlio sedicenne, rimasto miracolosamente illeso, insieme ad un trentenne di Pantelleria (TP), residente a P. S. Elpidio (AP), ferito gravemente a un braccio. Fin dall’inizio la dinamica dell’incidente appare alquanto nebulosa. Secondo le prime ricostruzioni al volante c’è Francesco Pattarino, senza cintura di sicurezza, al momento dell’impatto con il guard-rail viene sbalzato fuori dal finestrino anteriore destro volando letteralmente sopra l’altro passeggero, prima di finire nel dirupo sotto la SS 77. Le ipotesi successive ribaltano tutto. Al volante ci sarebbe stato l’altro uomo, mentre il collaboratore di giustizia, seduto nel lato destro, in pochi istanti sarebbe stato sbalzato fuori. Il figlio di Pattarino, che poco prima dell’incidente si era addormentato nel sedile posteriore della Citroen Saxò, ricorda solamente che all’inizio del tragitto da P. S. Elpidio a Civitanova Marche guidava il padre, ma non sa se i due si siano poi scambiati di posto. Il giorno dopo l’incidente la moglie Nadia verbalizza davanti alla P.G. di Macerata le intidimidazioni subite da tutta la famiglia negli ultimi anni: telefonate e lettere minatorie, scampanellate al citofono di casa a tutte le ore con gente che cercava Francesco e poi spariva, e via dicendo. Alla luce dei fatti la Procura di Macerata ha aperto un’inchiesta sulla morte di Francesco Pattarino. Ogni pista dovrà essere vagliata. Compresa la possibilità di un attentato mascherato da incidente. Dal palazzo di giustizia però poco o nulla trapela sulle indagini in corso, stesso discorso vale per la polizia stradale, così come per quanto riguarda i risultati dell’autopsia effettuata il giorno successivo. Fin qui la breve ricostruzione dell’epilogo. Ma la storia di Francesco Pattarino parte da molto lontano. Nato il 15 agosto 1966 a Siracusa è il figlio naturale di Francesco Mangion (fidatissimo luogotenente di Nitto Santapaola) e di Italia Amato, ed è cognato di Aldo Ercolano, all’epoca braccio destro di Santapaola. Un destino segnato fin dalla nascita. Negli anni ‘70 la primaria fonte economica della “famiglia” viene dal contrabbando di sigarette, e anche Francesco, seppure piccolo, in più di un occasione partecipa ad alcuni sbarchi. Sono anni in cui il rappresentante della famiglia di Cosa Nostra a Catania è Pippo Calderone. Lo stesso Calderone, Giuseppe Di Cristina e perfino Luciano Liggio si preoccupano “amorevolmente” della crescita di Francesco. Ma è la figura di Nitto Santapaola quella che maggiormente influisce nella sua vita. Il fortissimo carisma dello “zio” Nitto esercita un incredibile ascendente nell’iniziazione del giovane Pattarino. Nel 1982 dopo l’omicidio dalla Chiesa, Santapaola, all’epoca latitante, si nasconde per 6 mesi a casa di Francesco Pattarino allora sedicenne. Dormono nella stessa stanza. Lo “zio” istruisce Francesco sui “valori” di un uomo d’onore, su tutti i fronti. In quella stanza Pattarino vede sfilare un vastissimo campionario di politicanti, più o meno importanti, tutti chiedono allo “zio” favori, voti, promettendo una riconoscenza concreta e tangibile. Mafia e politica in diretta. Arrivano perfino le lamentele dei Cavalieri del lavoro (Costanzo, Graci, Rendo e Finocchiaro) che chiedono di intervenire per tappare la bocca al direttore de I Siciliani, Pippo Fava. Alla pressante richiesta dei Cavalieri Cosa Nostra acconsente in virtù di un interesse comune. E proprio in quella casa verrà progettato l’omicidio. Pippo Fava viene così ammazzato il 5 gennaio 1984. Nella stanzetta a due letti arrivano anche imprenditori a chiedere consigli e a proporre affari, così come medici venuti a curare il diabete dello “zio”. Il contatto con il mondo politico prosegue negli anni a venire anche tramite lo stesso Pattarino, a volte spettatore, altre volte protagonista. Nel 1987, durante una guerra contro il gruppo rivale del Siracusano, Francesco viene arrestato per tentato omicidio, sconta poco più di 20 mesi, viene scarcerato godendo dell’affidamento in prova e infine assolto dal reato di tentato omicidio. Nel frattempo Aldo Ercolano sposa la sorella di Pattarino, Francesca. Dal 1989 in poi è tutto un susseguirsi di guerre interne mirate al controllo di grossi affari nella provincia di Siracusa. Tragedie, morti, tradimenti. Nel 1990 Santapaola conferisce a Pattarino l’incarico di referente per Siracusa; Francesco ordina diversi omicidi. A un certo punto Aldo Ercolano e Giuseppe Mangion (fratello di suo padre Francesco Mangion) gli chiedono espressamente di uccidere sua madre perché “parla assai”, chiedono inoltre di eliminare suo zio e il fratello di sua suocera. Per Francesco la misura è colma. Nella sua identità mafiosa si è rotto qualcosa. Lentamente ma insesorabilmente il “mito” di Cosa Nostra comincia per lui a perdere consistenza. Prende tempo per non commettere quegli omicidi. Il 14 luglio 1992 viene arrestato per traffico di stupefacenti. Esattamente un anno dopo comincia la sua collaborazione. A distanza di appena dieci giorni dalle sue prime dichiarazioni scatta l’operazione “Gioconda” che porta all’arresto di circa 70 persone appartenenti al gruppo da lui capeggiato per la zona di Siracusa e riconducibile alla famiglia Santapaola. Trasferito nel nord Italia Pattarino viene interrogato da buona parte dei magistrati antimafia d’Italia. Ma è soprattutto Nicolò Marino, all’epoca sostituto procuratore di Catania, il Pm che diventerà un punto di riferimento per Francesco anche per la grande umanità del magistrato manifestata nei momenti più travagliati della sua collaborazione. Da lì a poco scatta un vero e proprio colpo grosso alla famiglia Santapaola che porterà all’arresto di circa 150 uomini d’onore con l’operazione “Orsa Maggiore”, successivamente avverranno le operazioni “Gioconda 2”, “Ariete”, “Orione”, “Tauro” etc. Francesco riconoscerà nelle foto 1035 uomini d’onore sparsi nelle varie famiglie, siciliane, calabresi, camorristiche. La protezione di Pattarino viene affidata inizialmente alla D.I.A. per poi passare alla gestione dei carabinieri e conseguentemente al N.O.P. L’11 giugno 1994, a 3 giorni dalla sua prima apparizione in aula, uccidono il suo miglior amico, Salvatore “Teddy” Mollica, di 37 anni. Un segnale mafioso che Francesco comprende perfettamente, ma che non lo sposta di un millimetro dalle sue intenzioni di collaborazione. Collaborazione che lo vede testimoniare in importantissimi processi di mafia come quelli a carico di Andò, Carnevale, Andreotti e Dell’Utri. Il 26 febbraio 1998 al processo Andreotti Pattarino riferisce di aver assistito a colloqui tra Santapaola e suo padre, così come di aver ricevuto confidenze dal padre su presunti rapporti tra Andreotti con le cosche catanesi. Il padre poi gli avrebbe raccontato di un summit catanese nel quale, all’hotel Nettuno, Andreotti avrebbe incontrato lo stesso Santapaola. Il 15 aprile 1998 depone al processo dell’Utri, definendo il senatore di Forza Italia “un tramite” tra la mafia e Berlusconi. Pattarino non avrebbe mai immaginato che 7 anni dopo, il 13 luglio 2005, quell’identica definizione sarebbe stata il caposaldo della motivazione della sentenza di condanna a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa comminata a Marcello dell’Utri. Sentenza che metterà nero su bianco come dell’Utri era potuto essere “di tramite tra gli interessi della mafia e quelli di Berlusconi”. Nel mese di maggio del 2005 scatta l’operazione “Gioco d’azzardo”, coinvolti in qualità di indagati: imprenditori, magistrati e professionisti nell’ambito di indagini su un giro di riciclaggio internazionale. Il contributo di Pattarino nell’operazione “Gioco d’azzardo” è notevole e favorisce enormemente l’individuazione di flussi di denaro, milioni di dollari, finiti nel buco nero del riciclaggio. Lo scorso 13 aprile il tribunale di Catania emette 11 condanne e 8 assoluzioni a conclusione del processo relativo alle tangenti per la costruzione del nuovo ospedale Garibaldi e del centro residenziale per studenti universitari “Il Tavoliere” che avrebbe dovuto realizzare l’Iacp etneo. Un ennesimo processo di mafia, politica e tangenti che vede Pattarino rendere testimonianza; i giudici, tra gli altri, condannano a due anni e sei mesi di reclusione anche il noto senatore e sindaco di Bronte, Pino Firrarello (FI), per corruzione e turbativa d’asta. Dietro a questa frenetica attività processuale, che lo vede negli anni presenziare a un centinaio di udienze sparse per l’Italia, la vita di Pattarino e della sua famiglia attraversa momenti devastanti. Con il servizio centrale di protezione alterna periodi discreti ad altri nei quali la tensione sale alle stelle. La richiesta di cambio di generalità per lui e per la sua famiglia rasenta il paradosso. Prima sembra fattibile, poi si blocca tutto, poi ancora si aprono speranze che però non decollano mai. I due figli vengono iscritti a scuola prima con un cognome, poi durante l’anno scolastico sembra che quel cognome debba cambiare. E poi invece no. Uno stillicidio che consuma letteralmente l’equilibrio di una famiglia di cinque persone (con la famiglia di Francesco è inglobata anche sua madre con lo status di collaboratrice di giustizia). A un certo punto a Francesco viene revocato il programma di protezione. La vicenda è alquanto complessa: a Pattarino vengono addebitate una serie di violazioni, smontate una per una dagli avvocati difensori, ma che di fatto contribuiscono alla sua temporanea fuoriuscita dal programma (che in un primo momento viene tolto anche agli altri membri della famiglia per poi essere quasi subito ripristinato solamente a loro). Seguono battaglie a suon di carte bollate, periodi di detenzione per residui di vecchie condanne (alcune delle quali nel frattempo già decadute) con una sorta di “accanimento giudiziario” raramente riscontrato in altri casi. In tutto questo contesto Francesco cerca a fasi alterne di ricostruirsi una vita, insieme alla moglie gestisce con grande professionalità piccole attività di ristorazione nella zona protetta dove si trova. Ma ogni volta che le sue vicende giudiziarie riemergono il lavoro va a scatafascio e deve ricominciare daccapo. Francesco continua a presentarsi con il suo vero nome e cognome ovunque si trovi: per una vista medica (in carcere in meno di un mese, in seguito a una forte depressione, perde quasi 8 gradi da un occhio), o per qualsiasi altra cosa, con i rischi evidenti che la cosa comporta. Nel mese di luglio del 2001 Pattarino scrive una mail alla nostra redazione, vuole incontrarci per raccontarci la sua storia. Ci incontriamo successivamente. Francesco è un fiume in piena, ha una necessità “fisica” di trasmettere il suo vissuto e il suo presente. Non tenta di sminuire la gravità degli avvenimenti legati al suo passato e la sensazione che ci lascia è quella di un uomo che si vuole riscattare. Ci rivediamo poi altre volte, si instaura così un rapporto di amicizia con tutta la sua famiglia. Telefonate, mail, Francesco si sfoga per l’assurdità di alcune condotte nei suoi confronti che tutto sono meno che “istituzionali”. E poi ancora le minacce, la paura per i suoi figli e la voglia di andarsene. A un certo punto ci comunica la sua decisione di volersi trasferire nella nostra zona per voltare pagina. Nel giro di pochi giorni è qui. Con l’esperienza acquisita negli anni trova subito lavoro per lui e per la moglie in un prestigioso hotel. Il giorno dopo firma il contratto per un appartamento vicino al mare. Li incontriamo e sono raggianti, con mille progetti per il futuro. La notte fra il 15 e il 16 maggio, dopo cena, Francesco esce con suo figlio, passano qualche ora in un bar sul lungomare, conoscono un uomo che li invita a bere qualcosa. Prendono la macchina e si immettono sulla superstrada Civitanova Marche – Macerata. Si fermano in un autogrill, poco dopo il figlio di Pattarino si addormenta sui sedili posteriori mentre l’auto inverte la marcia e ritorna verso P. S. Elpidio. Verso le 5 del mattino arriva la telefonata di Nadia. E’ all’ospedale insieme al figlio e a sua suocera. Francesco è morto. L’impatto è brutale, stentiamo a crederci e solamente una volta arrivati ce ne rendiamo conto. Comincia il valzer della burocrazia. La polizia stradale apprende l’identità del deceduto e manifesta palesemente il proprio sconcerto. E’ un rincorrersi di telefonate. Autopsia, verbale delle dichiarazioni della moglie, nulla osta per il trasferimento della salma di Pattarino, ultimo viaggio, funerali. E poi il silenzio. Quel silenzio che senti scendere dentro di te guardando i suoi figli mentre si allontanano abbracciati alla madre. Ciao Francesco, rimarrai nei nostri pensieri e nel nostro cuore fino al giorno della vittoria sulla mafia, quella vittoria che sognavi anche tu.


ANTIMAFIADuemila N°54

Anonimo ha detto...

Vittorio Mangano,l'eroe pluriomicida
Oggi si va a votare,ma c'è qualcosa che,quale che sarà il risultato,non mi va giù:oggi si presenta come favorito a queste elezioni un uomo che in un altro paese non si sarebbe mai e poi mai potuto candidare,e che a quest'ora sarebbe stato in una buia cella di un carcere.Da noi quest'uomo invece,15 anni fa,è riuscito a trovare un modo molto semplice per sfuggire alla galera:fuggire dal paese,come molti altri suoi compari,non ultimo il suo padrino Craxi?No,Berlusconi ha voluto essere originale anche in questo:lui per salvarsi dalla galera,è entrato in politica,forte della potenza mediatica che gli ha consentito di nascondere per tutti questi anni ai più la vera ragione della "sua discesa in campo".Non solo,Berlusconi si può permettere ormai,nel torpore delle nostre coscienza,di dire frasi gravissime,di rovesciare realtà,di difendere i peggiori uomini della storia del nostro paese senza che ciò abbia effetti rilevanti nella sua popolarità(a meno di grosse sorprese nelle odierne votazioni).
Cosa ha detto pochi giorni fa,Berlusconi insieme al suo amico mafioso,mai entrato in carcere nonostante una condanna per associazione mafiosa a 9 anni,Marcello Dell'Utri?Ha detto,in uno dei suoi deliranti comizi,che un tale Vittorio Mangano era un eroe,poichè aveva preferito restare in carcere pur di non mettere nei guai Silvio Berlusconi."Vittorio Mangano era un eroe"questo ha detto Berlusconi.Leggetelo bene:Vittorio Mangano era un eroe!!!
Bene,io ho già parlato molto di tale Vittorio Mangano su questo blog,oggi però per ricordarlo,o farlo conoscere a chi non avesse potuto leggere dei miei vecchi interventi,riporto qui quanto vi è scritto sulla più grande enciclopedia della rete Wikipedia riguardo questo eroe.

LEGGETE!

Vittorio Mangano
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: Navigazione, cerca

Anonimo ha detto...

18/02/2008
Attacchi Diffamatori da alcuni BLOG
Apprendiamo, con amarezza, che alcuni BLOG, con attacchi la cui violenza verbale è assolutamente ingiustificata, cercano di sporcare l'immagine di un uomo che da anni dedica interamente le proprie energie al servizio dei siciliani, come medico e come politico: l’On. Pippo Gianni.
Siamo fermamente convinti che le libertà di parola e di espressione di tutti debbano essere garantite e difese, soprattutto quando ciò che viene detto o scritto è contro di noi.
È facile atteggiarsi a paladini e garanti delle libertà di chi la pensa come noi. Piuttosto, è difficile il contrario, ed infatti non accade spesso.
L’On. Gianni e noi, suoi collaboratori, siamo da sempre in prima linea quando si tratta di difendere il diritto di pensarla diversamente da noi; tuttavia, spesso, in Italia, ci si dimentica che il diritto alla critica può essere esercitato utilizzando toni civili e garantendo il contraddittorio, senza urlare, insultare, mentire o strumentalizzare.
Il web è uno strumento prezioso per l’informazione e rappresenta uno spazio in cui tutte le voci possono trovare diffusione; tuttavia, riteniamo che sia dovere di chi affida ad internet le proprie parole divulgare affermazioni basate su fatti concreti e verificabili, sempre nel rispetto della dignità della persona.
Noi siamo aperti al confronto e invitiamo chiunque abbia desiderio di confrontarsi con noi a contattarci, evitando, però, toni e parole non consone ad una conversazione civile.

La Segreteria dell'On. Pippo Gianni

Anonimo ha detto...

18/02/2008
Attacchi Diffamatori da alcuni BLOG
Apprendiamo, con amarezza, che alcuni BLOG, con attacchi la cui violenza verbale è assolutamente ingiustificata, cercano di sporcare l'immagine di un uomo che da anni dedica interamente le proprie energie al servizio dei siciliani, come medico e come politico: l’On. Pippo Gianni.
Siamo fermamente convinti che le libertà di parola e di espressione di tutti debbano essere garantite e difese, soprattutto quando ciò che viene detto o scritto è contro di noi.
È facile atteggiarsi a paladini e garanti delle libertà di chi la pensa come noi. Piuttosto, è difficile il contrario, ed infatti non accade spesso.
L’On. Gianni e noi, suoi collaboratori, siamo da sempre in prima linea quando si tratta di difendere il diritto di pensarla diversamente da noi; tuttavia, spesso, in Italia, ci si dimentica che il diritto alla critica può essere esercitato utilizzando toni civili e garantendo il contraddittorio, senza urlare, insultare, mentire o strumentalizzare.
Il web è uno strumento prezioso per l’informazione e rappresenta uno spazio in cui tutte le voci possono trovare diffusione; tuttavia, riteniamo che sia dovere di chi affida ad internet le proprie parole divulgare affermazioni basate su fatti concreti e verificabili, sempre nel rispetto della dignità della persona.
Noi siamo aperti al confronto e invitiamo chiunque abbia desiderio di confrontarsi con noi a contattarci, evitando, però, toni e parole non consone ad una conversazione civile.

La Segreteria dell'On. Pippo Gianni

Anonimo ha detto...

NON DICIAMO STRONZATE, senza urlare, insultare,mentire.... benissimo cari signori collaboratori della segreteria dell'onorevole pippo gianni... che scrivete che siete aperti da sempre al confronto civile, senza urlare, insultare, mentire.. vi comunico e mi assumo la responsabilità, come sempre, delle mie parole, che l'onorevole per telefono mi ha urlato, insultata, offesa, minacciata e non solo inventato che sarebbe andato dal magistrato a dire che io avrei mandato una signora a chiedere denaro per conto mio e che lui lo avrebbe raccontato ai CARABINIERI, ma pensa tu che confronto civile..... ma smettetela... non parlate quando NON sapete i fatti, tutto cio' è vergognoso.
la mia rabbia è infinita, mai a nessuno ho permesso una cosa del genere, mai.

maria luisa greco
7/17/2008 4:18 PM

Anonimo ha detto...

CONTROREPLICA SETTIMANALE SIRACUSANO, QUESTA SETTIMANA PARLA DELLA DIATRIBA APERTA NEL BLOG TRA PIPPO GIANNI E MARIA LUISA GRECO, SE QUALCUNO E' INTERESSATO O CONOSCE LA SIGNORA, IL GIORNALE VORREBBE INTERVISTARLA PER CONOSCERE BENE LA VICENDA.
TEL. 0931- 453901
7/30/2008 6:10 PM
Anonimo ha detto...
PER QUANTO RIGUARDA LA VERTENZA LAVORATIVA IL RICORSO E' GIAì STATO DEPOSITATO.

PER QUANTO RIGUARDA IL PENALE E' TUTTO NELLE MANI DELLA PROCURA DI SIRACUSA , IO NON HO MISTERI, SE L'ABUSO D'UFFICIO, LE MINACCE (GRATUITE) E GLI INSULTI, LA VIOLENZA PRIVATA E IL VOTO DI SCAMBIO NON SONO REATI PUNIBILI DALLA LEGGE CHIEDERO' PERSONALMENTE UMILMENTE SCUSA ALL'ONOREVOLE GIUSEPPE GIANNI, "SUBITO".

QUALCUNO CONOSCE LA SIGNORA??? SI! IO, DA QUANDO E' NATA , E VI POSSO GARANTIRE CHE TRA ALTI E BASSI E' SEMPRE IN PIEDI, UN VULCANO PRONTO AD ESPLODERE DI FRONTE ALLE ANGHERIE, ABUSI DI POTERE, SOPRUSI E ARROGANZA.

TEL. 333/7456007

grecal@simail.it

in fede

maria greco
7/31/2008 9:07 AM

Anonimo ha detto...

« Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola. »
(Giovanni Falcone)

Anonimo ha detto...

1. E’ PIU’ FORTE DI ME NON POSSO FARCI NULLA . . . SE VERO è CHE IL PM ALIFFI NON SEGUI’ L’ITER GIUSTO, SE VERO è CHE IN QUEL MOMENTO ESSENDO DEPUTATO NAZIONALE AVEVA L’IMMUNITA’ PARLAMENTARE, SE VERO è CHE LA CAMERA DI APPARTENENZA RIGETTO’ LA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE A PROCEDERRE NEI SUOI CONFRONTI E VERO PURE CHE ESISTONO IN MERITO DELLE INTERCETTAZIONI TELEFONICHE …. MA CHE FINE HANNO FATTO???? E POI NON ESISTENDO PIU’ LA CONDIZIONE DI IMMUNITA’ PARLAMENTARE IN QUANTO NON E’ PIU’ DEPUTATO NAZIONALE MA SOLTANTO DEPUTATO REGIONALE….. COME MAI NON SI E’ PROCEDUTO… DOVE E’ QUESTO FASCICOLO….. ?????????? SONO TROPPO CURIOSA…. E’ PIU’ FORTE DI ME…. TROPPI SPAZI VUOTI… TROPPE VERITA’ OCCULTATE…. TROPPI SILENZI…. TROPPI….. ????? QUESTO UDC E’ UN PARTITO TROPPO AMBIGUO, MA CERTO CHE A CASINI VORREI PROPRIO FARGLI QUESTA DOMANDA : CASINI MA DOVE E’ FINITO IL FASCICOLO DEL TUO NEO ASSESSORE ALL’INDUSTRIA SICILIANA ONOREVOLE PIPPO GIANNI… SENZA CATTIVERIA E’ SOLO E SEMPLICE CURIOSITA’….CREDIMI!!!
Scrivi un commento

Anonimo ha detto...

interessante .... www.controreplica.altervista.org , mercoledi 23 luglio 2008 ultimo numero reperibile in edicola o su web : PIPPO GIANNI E LA GUERRA DEI BLOG!!!
COMPLIMENTI AL DIRETTORE DANIELE CARROZZA PER AVER SPOSATO LA CAUSA.

Anonimo ha detto...

Gianni Giuseppe “Pippo”

Deputato dell’Udc e segretario della commissione di vigilanza Rai.
Il 2 Febbraio 1994

l’onorevole medico Pippo Gianni veniva tirato in causa dalle dichiarazioni rese dal pentito Marino Mannoia che lo indicava come uno di quei medici che, durante il suo impiego nel carcere dell’Ucciardone, agli inizi degli anni Ottanta, sarebbe stato “vicino” alle cosche. Secondo il pentito, l’ex sindaco di Priolo avrebbe aiutato i boss a simulare malattie che sarebbero servite a ottenere ricoveri urgenti in strutture sanitarie fuori da quella penitenziaria. Una volta fuori dal carcere i “picciotti” sarebbero stati liberi anche di commettere omicidi.
Il Deputato si era difeso dalle accuse del pentito proclamando la sua innocenza ma il 3 marzo 1994 era stato arrestato con l’accusa di concussione, per un’inchiesta avviata tre anni prima dalla procura di Siracusa.
I fatti contestati all’on. Pippo Gianni erano relativi a presunte tangenti che nel 1990 avrebbe preteso da imprenditori che costruivano case per anziani e un parco pubblico attrezzato. Gianni era stato poi scarcerato il 18 maggio 1994 per scadenza dei termini di custodia cautelare.
Il primo dicembre dello stesso anno, durante la carica di deputato regionale del Ppi, era stato nuovamente tratto agli arresti nell’operazione “San Giorgio 2”(gestione Aias), questa volta con l’accusa di concorso in abuso in atti d’ufficio. Gli ordini di custodia cautelare erano stati firmati dal Gip di Siracusa Gaetana Di Stefano, su richiesta del sostituto procuratore Angela Pietroiusti. La vicenda sarebbe connessa a presunte irregolarità nella gestione della sezione dell’Aias (Associazione italiana di assistenza agli spastici) di Siracusa per le quali nei mesi precedenti erano stati eseguiti altri arresti.
Secondo le indagini l’onorevole, congiuntamente ad altri politici, sarebbe intervenuto illecitamente per avvantaggiare Salvatore Magliocco (segretario nazionale dell’Associazione) e l’Aias, attraverso pressioni sugli enti che erogavano contributi e finanziamenti in cambio di assunzioni combinate presso le strutture dell’associazione che avrebbero garantito vantaggi in termini di consensi elettorali. Il 16 dicembre 1994 il tribunale della Libertà di Siracusa presieduto da Gaetano Guzzardi aveva disposto per Gianni gli arresti domiciliari e il 10 febbraio ’95 veniva rimesso in libertà perché non sussisteva “il pericolo di reiterazione del reato poiché l’Aias è adesso in regime commissariale”.
Ma il 27 febbraio seguente, nell’ambito dell’inchiesta sulle irregolarità connesse alla gestione dell’Associazione, la procura di Siracusa chiedeva il rinvio a giudizio al gip Gaetana Di Stefano, citando Pippo Gianni per associazione a delinquere finalizzata alla commissione di turbativa d’asta, concussione, abuso d’ufficio e voto di scambio.
Il 25 ottobre ’95, relativamente all’indagine sulle presunte irregolarità connesse alla costruzione di opere pubbliche, anche il giudice per le indagini preliminari di Siracusa, Alberto Leone rinviava a giudizio per concussione l’ex deputato regionale, fissando la data per il 3 giugno 1996.
L’ennesima richiesta di rinvio a giudizio per l’on. Gianni arriverà il 10 febbraio 1998 dalla procura di Catania, firmata dall’aggiunto Ugo Rossi e dal sostituto Sebastiano Ardita. Il provvedimento si avvaleva dalle rivelazioni di una decina di pentiti, che nell’udienza preliminare presso il carcere di Rebibbia avevano parlato dei loro rapporti affaristici con alcuni politici. Al termine dell’udienza, il Gup di Catania, Nunzio Sampietro contestava a 4 politici siracusani imputati di voto di scambio l’aggravante di “aver favorito l’associazione mafiosa”. I politici erano l’ex sottosegretario al Tesoro Luigi Foti (Dc), l’ex sindaco di Siracusa Gaetano Bandiera (Pri), l’ex assessore regionale alla pubblica istruzione Benedetto Brancati (Dc), e l’ex sindaco di Priolo, sospeso Pippo Gianni. Il Gup Rodolfo Matera, dopo la contestazione del nuovo reato aveva fissato l’udienza preliminare per l’8 giugno 1998.
Secondo quanto dichiarato dai collaboratori di giustizia, tra cui i catanesi Francesco Pattarino, Claudio Severino e i siracusani Salvatore Oddo, Concetto Sparatore e Lorenzo Vasile, gli imputati avrebbero pagato tangenti alle cosche mafiose Urso – Bottaro e Aparo – Nardo per ottenere il loro appoggio nelle rispettive campagne elettorali, quelle per il rinnovo dell’Assemblea regionale siciliana nel 1991 e per la Camera dei deputati nel 1992, nella quale diecimila preferenze andarono in favore dell’ex deputato Michele Cortese, anche lui rinviato a giudizio per voto di scambio.
Nel 1998 il Tribunale di Siracusa lo condanna in grado a 3 anni e il 21 giugno ’99 i giudici della Seconda Corte d’Appello di Catania assolvono Pippo Gianni, insieme a Sebastiano Giarratana, dall’accusa di concorso in concussione in merito all’inchiesta del ’91 relativa alle presunte tangenti per l’esecuzione di due opere pubbliche. La Cassazione confermerà nel 2000 la sentenza di primo grado.
Durante il processo per l’omicidio di Mimmo Gala, il Pm Francesco Aliffi, ha citato l’incontro che sarebbe avvenuto nel ’91 tra il Pattarino e Pippo Gianni presso l’ufficio elettorale di quest’ultimo prima dell’omicidio di Mimmo Gala. Secondo le dichiarazioni dell’ex killer Dell’Arte Pippo Gianni avrebbe versato la somma di 25 milioni di vecchie lire a Aparo Concetto per il “sostegno” ricevuto nella campagna elettorale. Aparo avrebbe detto a Dell’Arte che Pippo Gianni “si era lamentato che l’analoga richiesta di denaro per la campagna elettorale gli era stata inoltrata pure da Gala”.
Il 30 ottobre 2004 la corte di Appello di Catania ha riconosciuto a Pippo Gianni, diventato nel frattempo deputato nazionale dell’Udc, un risarcimento di 211 mila euro per aver ingiustamente scontato una pena di 80 giorni di carcere a causa di un provvedimento del 1985. Secondo le indagini di allora, Pippo Gianni era stato ritenuto colpevole di aver pilotato appalti per la costruzione di alcune opere pubbliche a Priolo.
Pippo Gianni, attuale segretario della commissione di vigilanza sulla Rai ha devoluto il risarcimento ad alcune associazioni no profit.

Anonimo ha detto...

RISULTANO ASSUNZIONI ALLA SACCECAV , NEL POSIZIONARE I CONTATORI DELL'ACQUA, MA, NON DOVEVANO PASSARE I DIPENDENTI COMUNALE DEGLI ACQUEDOTTI CON LA SOCIETA SOGEAS- SACCECAV? LA SOGEAS RISULTA AVER AFFIDATO ALLA SACCECAV TALE SERVIZIO, MA, NON ERANO UNICA IMPRESA? COSA SONO QUESTE PORCHERIE? QUELLI DI ACQUASALATA MI POSSONO DIRE QUALCOSA? O SE QUALCUNO SA' POTREBBE DARE DELLE SPIEGAZIONI? E' VERO CHE LA FIGLIASTRA DEL PRESIDENTE DI SOGEAS-ATO 8 SIRACUSA , LO MONACO DEL PDL SI SIA LICENZIATA DALLA RIT SOCIETA' IN CONVENZIONE CON IL COMUNE DI SIRACUSA E POI ASSUNTA ALLA SACCECAV? MA CHI TUTELA I DISOCCUPATI CHE NON CONOSCONO NESSUNO?
L'ONOREVOLE BONO CHE DICEVA PESTE E CORNA DI QUESTO APPALTO, COME MAI STA IN SILENZIO SU QUESTE COSE? PARE CHE CIRCA 4 CONSIGLIERI COMUNALI ELETTI, SONO DIPENDENTI DELLA SOGEAS, QUINDI LA SOCIETA' ADESSO E TUTELATA, MA, VISTO CHE IL COMUNE HA IL 60% IN SOGEAS, NON SONO INCOMPATIBILI? ANCHE IL COGNATO DI PIPPO GIANNI E' STATO ASSUNTO, E MANGIAFICO IL NIPOTE PARE SIA DIPENDENTE DI UNA SOCIETA' SEMPRE NEL SETTORE.
Di Cittadino non informato (inviato il 11/08/2008 @ 15:34:16)
E' vero , mi risulta che sono state fatte delle asunzioni,alcuni sono sati candidati alle elezioni ultime amministrative e poi assunti, così come alcuni eletti al consiglio comunale sono stati assunti prima della loro candidatura. La ragazza non è figlia di Lomonaco, ma la figlia della compagna attuale del Dott. loMonaco, ma non è l'unica ad essere stata assunta. Il Cognato di Pippo Gianni è stato assunto!
Di cittadino informato (inviato il 12/08/2008 @ 00:05:31)
Cari cittadini, questa è musica! Mi sembra che il primo passo per smuovere le acque sia proprio questo: dire chi è stato assunto o ha ricevuto favori dove e perchè senza preamboli o peli sulla lingua, non c'è nulla di male in questo. Il silenzio è a favore loro.
Noto può diventare la capofila del risveglio siciliano, nel rispetto della sua antica tradizione e della sua intelligenza.
E noi non vogliamo fare la fine dei napoletani che zitto tu e zitto io si sono trovati letteralmente travolti dalla cacca...
Di Grande Noto! (inviato il 12/08/2008 @ 11:08:19)
Ragazzi, è assurdo leggere queste cose, sembra che ci sia un ragazzo, carlo, che e' stato candidato dal centrosinistra al Comune ed assunto subito dopo le elezioni Comunali a Siracusa, addirittura anche un Consigliere di Quartiere grottasanta dell' U.D.C. ( Gianni). voglio segnalare la assunzione a costa Gigia nella discarica, di un Consigliere di quartiere dell'U.D.C. Racioppo Massimo( GIANNI) , IAS è entrato Coco figlio del Consigliere PD della Provincia Regionale di Siracusa Coco, mentre all'Inda è entrato il fratello di un ex Consigliere di Quartiere Akradina e candidato nel centrodestra, certo parentignoti. All'ATO rifiuti è stato inserito un amico del Segretario UDC e il figlio di un Consigliere di Quartiere UDC certo Pennisi. La moglie di Edi Bandiera Presidente del Consiglio Comunale di Siracusa è Tutor in un corso di formazione del CIAPI di Priolo, inserita dall'area UDC , visto che il coordinatore Provinciale era la segretaria di Cappadona e il Coordinatore del Ciapi per i corsi è Marullo, compare di Luicano Gianni figlio di Pippo Gianni. Luciano Gianni risulta incaricato o che ha lavorato come consulenta presso l'area Marina Protetta del PLEMMIRIO. POI CONTINUO!
Di CITTADINO INFORMATO (inviato il 14/08/2008 @ 15:22:29)
MARONNA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
ma e' bellissimo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Grazie Cittadino informato!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Anonimo ha detto...

LO SAPEVATE CHE....

Carcere di Opera (MI): Antonio Stabile, Giuseppe Salvo, Gaetano Sangiorgi, Antonino Melodia, Roberto Cannavò, Francesco Pilato, Giovanni Montefrancesco, Mario Buda, Angelo Salvatore Vacca, Rocco Ferrara, Salvatore Cascino, Rosario Cascina, Emanuele Zuppardo, Carmine Trabucco, Domenico Branca, Antonio Sinagra, Vincenzo Sinagra, Francesco Pataria, Orazio Nicolosi, Salvatore Giuliano, Giuseppe Sorrentino, Generoso De Martino, Angelo Morabito, Antonio Presta, Orazio Giuffrida, Leonardo Bolandin, Alessandro Crisafulli, Angelo Carvelli, Vincenzo Scandale, Salvatore Salamone, Giuseppe Ferito, Vincenzo Di Pasquale, Giovanni Salesi, Francesco La Rocca, Carmine Oliviero, Pietro Vernengo, Mario Martello, Giuseppe Rancadore, Orazio Bonanno, Domenico Papale, Filippo Veneruso, Placido Tommasello, Salvatore Busco, Francesco Squillaci, Salvatore Alcamo, Saverio Mammoliti, Antonio Romeo.
8/18/2008 11:58 AM
Anonimo ha detto...
1. la mafia concedeva licenze matrimoniali... che, per consentire al boss Pietro Vernengo il ricovero al Civico, ... Per esempio, un altro medico col pallino della politica, Pippo Gianni, ...archiviostorico.corriere.it/1994/febbraio/03/mafia_concedeva_licenze_matrimoniali_co_0_9402038764.shtml - 69k - Copia cache - Pagine simili
8/18/2008 12:07 PM
Anonimo ha detto...
Palermo, l' operazione " Golden Market " rivela che occorreva il permesso dei boss per sposare una ragazza " fuori famiglia "la mafia concedeva licenze matrimonialigiudici, legali, medici, bancari, poliziotti: retata di insospettabili in Sicilia, lo Stato invia consistenti rinforzi in Calabria. tra gli indagati Cordaro Carmelo, Clementi Carlo, Zarcone Gaetano, Mattina Antonino, Guttadauro Giuseppe, Romano Maurizio, Gianni Pippo, Boscia Donato, Bocina Antonino, Cuccia Salvatore------------------------- PUBBLICATO ------------------------------ Palermo, l' operazione "Golden Market" rivela che occorreva il permesso dei boss per sposare una ragazza "fuori famiglia" TITOLO: La mafia concedeva licenze matrimoniali Giudici, legali, medici, bancari, poliziotti erano diventati fiancheggiatori dei padrini "Status symbol e un modo per fare soldi" Retata di insospettabili in Sicilia, lo Stato invia consistenti rinforzi in Calabria - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - DAL NOSTRO INVIATO PALERMO . E il turno dei mafiosi al di sopra di ogni sospetto. Tocca ad avvocati, medici e bancari. Durante il terrorismo li chiamavano "fiancheggiatori". E il pool di Giancarlo Caselli usa lo stesso termine nei due tomi di un dossier di 600 pagine che apre le porte dell' Ucciardone a insospettabili personaggi del ventre molle di Palermo, tutti nello stesso calderone con Riina e compagni: 76 ordini di cattura, 34 dei quali notificati in carcere a boss come i Madonia, Bernardo Brusca, o Pippo Calo' , mentre 18 restano latitanti, compresi i registi delle stragi del ' 92, Pietro Aglieri e Mariano Tullio Troia. Parla Gaspare Mutolo, che con le sue iniziali da' nome al blitz "Golden Market". Parlano altri pentiti e, soprattutto, Giovanni Drago, che svela gli orrori di bestie chiamate "uomini d' onore", pronti a strangolare i nemici e scioglierli nell' acido: 36 omicidi, la storia del gruppo di fuoco che vaga come uno squadrone della morte, ricevendo ordini con le ricetrasmittenti ed eseguendoli con i kalashnikov. Su tutti l' ombra di Riina, ma non quella del suo braccio destro Bernardo Provenzano, ancora una volta estraneo a un inchiesta, come e' accaduto per quelle sul delitto Lima, o sui grandi appalti. E non c' e' traccia nemmeno del cognato, del "dittatore", Leoluca Bagarella. Ma figura, fra i 76, il suo avvocato, Carmelo Cordaro, un omone che, per cambiare una perizia e salvare un boss, avrebbe fatto pressioni sul medico legale Paolo Giaccone poi punito a colpi di "38". I pentiti lo indicano come "uomo d' onore", parlano di liste di giudici popolari passate ai mafiosi per intimidire le corti e puntano il dito contro diversi penalisti: uno arrestato, Marco Clementi, uno latitante, Gaetano Zarcone, e altri senza nome perche' l' inchiesta continua, come succede per un magistrato dall' identita' top secret. Proprio per "avvicinare" questo giudice, il boss Bernardo Brusca avrebbe utilizzato il colonnello medico del distretto militare Antonino Mattina, l' uomo che collaborava con la corte durante il maxiprocesso, arrestato ieri con i colleghi Giuseppe Guttadauro e Maurizio Romano, chirurghi "a disposizione" quando c' era da curare i boss feriti negli scontri a fuoco o quando bisognava simulare improvvise malattie facendo ingerire pillole di ferro, o iniettando camomilla nelle vene dei detenuti. Come avrebbe fatto anche Giocchino Pennino, il medico che con la sua latitanza cominciata ieri ha chiuso la carriera politica avviata all' ombra di Ciancimino e proseguita sotto la benedizione dell' onorevole Piccoli, quando, in fase di "rinnovamento", fu nominato commissario della sezione Dc di Ciaculli. Un potente con amici in Questura dove faceva e riceveva favori da un ispettore di Ps e dal dirigente dell' ufficio Stranieri. Romano aveva addirittura allestito una sala operatoria nel suo villino di Mondello e in cambio dei favori si accontentava di 10 grammi di cocaina, al contrario di Mattina, che, per consentire al boss Pietro Vernengo il ricovero al Civico, avrebbe intascato 50 milioni e ricevuto in dono un' Alfa 75. E un' inchiesta aperta, perche' spiccano tanti personaggi per il momento non perseguiti. Per esempio, un altro medico col pallino della politica, Pippo Gianni, ex sindaco di Priolo, ora deputato regionale della Dc. Ne viene fuori una radiografia della Palermo che ha tollerato e allevato la malapianta, consentendo ai "corleonesi" di dare l' assalto ai gangli vitali delle istituzioni e della vita economica. E il caso della carneficina di imprenditori come Donato Boscia della Ferrocemento. Pagare o morire. Emblematico il ruolo dei due impiegati della Cassa di Risparmio Antonino Bocina e Salvatore Cuccia, pronti a riciclare 200 milioni di narcodollari in titoli di Stato, o a consigliare come usare i bottini delle rapine. Perche' lo facevano? La risposta sta nei due tomi a tratti simili a un saggio giuridico, o a una introspezione psicoanalitica nella quale si coglie il tocco di uno dei sostituti di Caselli, Roberto Scarpinato: "Entrare a far parte di Cosa nostra non significava solo la possibilita' di arricchirsi, ma, anche acquisire uno "status" circondato da considerazione sociale, da "rispetto", trovando una scorciatoia per divenire membri di una classe dirigente occulta in rapporto di scambio con settori della classe dirigente ufficiale". Ma i "fiancheggiatori" si ritrovano cosi' in un mondo dominato da regole che "non risparmiano neppure gli spazi esistenziali piu' intimi legati alla dimensione affettiva", come scrivono i giudici, scoprendo che un uomo d' onore finisce per chiedere al boss perfino il nulla osta, o il gradimento, per sposare una donna estranea alle "famiglie".Cavallaro FelicePagina 10(3 febbraio 1994) - Corriere della Sera
8/18/2008 12:08 PM

Anonimo ha detto...

Maria Luisa Greco parla troppo: licenziata. Ieri è successa una cosa veramente grave, e conto sulla sensibilità di chi legge questo blog e i siti che ...
bennycalasanzio.blogspot.com/2008/08/maria-luisa-greco-parla-troppo.html - 5 minuti fa - Pagine simili

Anonimo ha detto...

Leggo con interesse tutto quello che viene scritto a proposito di Pippo Gianni che corrisponde a verità.. da un paio di anni insieme al suo amico Titti Buffardeci ex sindaco di Siracusa e vice presidente della Regione Sicialia hanno messo le mani sulla città dvidendo i profitti coi notabili della politica siracusana creando un comitato provonciale del malaffare dove vengono decisi le spartizioni dei proventi e della cosa pubbica.. sulla costituzione Ato e affidando l'affare alla saccecav hanno guadagnato soldi e assunsioni a parte la figlia della compagna di Ticcardo Lomonaco attuale presidente del consorzio Ato 8 sono stati assunti il figlio del consigliere comunale antonio zito, il figli illeggitimo di un consigliere comunale del centro sinistra. il figlio di Foti, la compagna del presidente del cONSIGLIO comunale edy bandiera in qualita di biologa e pure una sua cognata e potrei continuare il lungo elenco alla cordata Gianni sono spettati 12 assunzioni e nn parluamo di imprese private che fanno capo a politici con prestanomi che riceveranno gli appalti ma ormai è risaputo che al comune di siracusa domina la mafia politica che si è associata con un gruppo di imprenditori che fanno da copertura a certi magnacci basta controllare gli atti all'assessorato ai lavori pubblici rubrica gestita dall'assessore Concetto La bianca fedelissimo di pippo gianni, la costituzione di tre societa con fondi pubblici ma dati a privati pende un ricorso al tar presentato da Franco Greco, dove si evinge la gestione di soldi pubblici per tramite Carmelo Fileti da sempre fedelissimo di pippo gianni, e da Ciccio Midolo trombato alle comunali nel Pdl e chiamato a gestire i soldi pubblici e le assunzioni per conto di Forza Italia, mentre il Deputato nazionale Fabio Granata con i suoi amici fa soldi con gli spettacoli ed altro controllare la rubrica assessioriale di tale Speranza e i movimenti di un certo signore Lino Elicona, il Sindaco Vistentin fa affari con la vendita di beni patrimoniali we con Ortigia continuando il lavoro dell'illecito arricchimento del suo predecesserore Titti Buffardeci chiedetegli quando hanno incassato con il palazzo delle poste per farlo diventare albergo e xche vogliono abbattere il parcheggio talete e a chi devono favorire. Siracusa è ormai stretta nella morsa della mafia politica imprenditoriale dove al tavolo mafioso delle trattative fanno parte Pippo Gianni, Titti Buffardeci Stefania Prestigiacomo Fabio Granata, Bruno Marziano, Luigi Foti e per ultimo Vinciullo che fa lo gnori ma è il piu pericoloso fatr sequestrare dalla procura gli atti amministrativi alla solidarietà sociale, e vi rendete conto di cosa è diventata la politica oggi a siracusa... Un modo per fare affari, Controlate gli atti deliberativi della seduta del civico consenso dove sono stati deliberati certi favori all'impresa che fa capo a Mangiafico padre dell'avvocato salvatore mangiafico consigliere provinciale del Pdl, chi ha votato in consiglio ha intascato la tangente e per finire gli appalti per il g8 sono gia decisi da tempo, per questo ci ha pensato la cara ministro, resta da definire le imprese locali che entreranno a far parte dei subappalti. La mafia a siracusa non è solo Pippo Gianni ma Pippo gianni e tutto la cupola provinciale,,,,,

Anonimo ha detto...

Sto raccogliendo firme da portare in tribunale il 10 novembre a.c. , è una questione di principio, provo un certo disgusto per le bugie.
L'onorevole ha presentato una memoria difensiva disgustosa, bugie, fandonie e calunnie.
Ebbene lancio un appello , chiunque passasse per questo sito, chiunque naturalmente si ricordasse di me in segreteria nel 2003, fatta eccezione naturalmente per i testimoni da me citati, è pregato qualora lo ritenesse opportuno di mandarmi una mail a questo indirizzo: grecal@simail.it, oppure patrick.miano@hotmail.it, semplicemente dicendo ricordo della signora Greco Maria detta Luisa che nel 2003 lavorava presso la segreteria di via po' a Siracusa dell'onorevole Gianni Pippo.
Tutte le mail insieme alle firme che sto raccogliendo personalmente saranno portate dalla scrivente al giudice , non comporteranno prova e nessuno sarà chiamato a testimoniare.
E' una cosa seria, prego soltanto chi ricorda veramente di mandarmi la mail.
Avevo una seicento blu, capelli corti neri , magra, alta, stavo sempre nella stanza di fronte a quella dell'onorevole.
p.s.: in riferimento allamail in cui parlo della signora xxxxxx che collabborava con me in segreteria e che ha non si capisce per quale motivo , dichiarato un mucchio di bugie, ebbene, ho provveduto a sporgere querela , è stata opportunamente denunciata per falsa testimonianza.
FARE GIRARE, GRAZIE